Cos'è
La qualità di una democrazia si misura anche dalla qualità del suo linguaggio. Possiamo allenare la democrazia partendo dalle parole: da quelle che scegliamo e da quelle che accettiamo da chi ci rappresenta. In un’epoca segnata da post-politica e post-verità - o meglio, da politica e verità ridotte a “post” - Giuseppe Antonelli, tra i più autorevoli linguisti italiani, indaga il declino del discorso pubblico. Parole svuotate, slogan virali e opinioni scollegate dai fatti disegnano una regressione culturale. La lingua della politica non è nuova: è una veterolingua che parla alla pancia, spegne il pensiero critico e annulla il conflitto democratico. Dal “votami perché so più di te” siamo scivolati nel “votami perché parlo come te”. Ma quando il linguaggio rinuncia a pensare, la politica smette di trasformare la realtà e si limita a rifletterla, ripeterla e paralizzarla.
GIUSEPPE ANTONELLI
«I politici puntano sul grammaticalmente scorretto, votami perché parlo come te». Professore di Linguistica italiana presso l’Università degli Studi di Pavia, Giuseppe Antonelli, è una tra le voci più autorevoli del settore nel panorama italiano e internazionale. Oltre all’attività accademica collabora con Il Sole 24 Ore e con la sezione linguistica del portale online della Treccani. Conduttore e ospite su Radio3 e Rai3 è stato insignito nel 2021, assieme ai co-autori Matteo Motolese e Lorenzo Tomasin, del Premio Cesare Pavese nella sezione “Saggistica” per Storia dell’italiano scritto. Tra le sue opere Volgare eloquenza. Come le parole hanno paralizzato la politica (Laterza, 2017).