Descrizione
Il Palazzo Castelrotto-Danieli, distrutto nel corso della Grande guerra, è stato riedificato nel 1922 nella sua versione déco. Era una delle più importanti residenze di Strigno, costruita dai fratelli Biagio e Battista di Castelrotto nel 1528.
Fu abitato nella seconda metà del secolo XVI da Giacomo Castelrotto (Mechel, 1520 † Castel Ivano 1600 ca.) che, oltre a essere Capitano di Ivano fu anche un importante cronista e storico del suo tempo.
La facciata che guarda la piazza, impostata su un alto basamento animato da cinque aperture centinate, è pentapartita da sei fasce verticali di conci rettangolari.
La stessa decorazione prosegue anche sugli altri lati. Il portale centrale ha nella lunetta una bella inferriata in ferro battuto con la data “1922”, anno di ricostruzione del palazzo nella sua veste modernista.
Alla sinistra del portale è murato l’antico blasone in pietra dei Castelrotto con una scritta che recita: BLASIVS ET BAPTISTA FRATRES / QVI CASTRI STRIGNI AEDEM/RENOVARE CVRANT IN SIGNA / DVCVNT·M·D·XXVIII (I fratelli Biagio e Battista i quali curano di rinnovare la dimora del castello di Strigno appongono questo stemma nel 1528).
La perfetta conservazione dello stemma ha fatto sorgere qualche dubbio sulla sua autenticità. Per fugarlo bisogna fare un confronto con un altro stemma, quello di Gasperino Buffa, datato 1543 e murato su una parete dell’androne d’ingresso del Palazzo Buffa di Telve. Il confronto fra i due stemmi confermerebbe che quello dei Castelrotto non solo è autentico, ma che entrambi gli stemmi potrebbero essere opera della stessa mano, o quanto meno della stessa bottega.
A questo proposito si potrebbe anche tentare di dare un nome all’autore dei due stemmi. Questo potrebbe essere identificato in quel […] “maestro Bartolomeo taglia pietra figlio che so di maestro Giacomo Callegaro della Villa di Imer della Valle di Primiero, al presente abitante a Castello Tesino, sulla ragione di tutti i lavori fatti a me da lui, cioè pietre lavorate di varie sorte, per porte, usci, finestre, balconate, per la mia fabbrica di Telve di sotto”, come annotava nel 1535 il citato Gasperino Buffa su un foglio facente parte dell’Archivio Buffa conservato nell’Archivio di Stato di Trento.