Descrizione
La chiesa cimiteriale dedicata inizialmente alla Santa Croce venne probabilmente eretta tra il XIII e il XIV sec. L’attuale costruzione fu più volte rimaneggiata e ampliata.
Un primo abbellimento, e forse anche ampliamento, fu fatto tra la fine del XIV e l’inizio del XV sec.: periodo a cui risale la decorazione ad affresco che copriva buona parte delle pareti interne, rimessa in luce nel 1966 e nel 2008 (pareti sud e ovest), e nel 2017 (nord).
La decorazione si estendeva pure sulla facciata principale con un grande San Cristoforo, una Sant’Elena con la croce e altri soggetti, come è emerso nel 2008.
La chiesa conserva intatti tre altari lignei del XVII sec.
L’altare di Santa Apollonia fu eretto da don Simone Paterno nel 1651 con la sola pala ad olio, ascrivibile al Maestro di Vigolo Vattaro, posta su un finto altare dipinto sulla parete; quello di intagliatore trentino (?) fu acquistato qualche anno dopo.
L’altare maggiore, con al centro un drammatico Crocifisso e le statue, dell’Addolorata e dei Santi Pietro, Giovanni e Zenone, è ascrivibile a un intagliatore locale (Giovanni Antonio Minati da Pergine?) e databile al 1640.
L’altare dei Santi Vittore e Corona (1670-75), realizzato dai fratelli Giovanni (1607 † 1682) e Melchiorre (not. da 1650 al 1680) Zugna della Val Badia, è per intaglio e decorazioni il più prezioso dei tre.
La pala, un olio su tela, datata 1679 e firmata da Lorenzo Fiorentini junior (Borgo Valsugana, 1638 † 1696), raffigura la Madonna col Bambino tra i Santi Antonio di Padova, Rocco, Vittore, Giovanni Evangelista e Corona e ha sullo sfondo una bella veduta del Monte Lefre.
I tre altari rappresentano nella loro bellezza, diversità di forme e di esecuzione, una rara testimonianza dell’altaristica seicentesca in Valsugana.
La recente scoperta di dipinti anche sulla parete nord della chiesa ha rimesso in luce una grande Ultima Cena seguita, sulla destra, da una Crocifissione e preceduta, forse, sulla sinistra, da una Lavanda dei piedi.
In questa Cena, cosa abbastanza rara in Trentino, ma non solo, compare il tredicesimo apostolo, Mattia, eletto dopo la scomparsa di Giuda.
La Cena è attribuibile, come gli altri affreschi, a un maestro dell’area veneto-trevisana del primo Quattrocento, operante nella Pieve di San Pietro di Feletto (TV).