Domande e risposte

Una rapida guida per i cittadini: dal referendum al nuovo Comune

LA FUSIONE

Cosa è la fusione dei Comuni?

La fusione consiste nell’accorpamento di Comuni preesistenti al fine di costituire un nuovo Comune. Tale istituto è previsto dall’articolo 133 della Costituzione in cui si legge: «La regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni». Nel caso di fusione di due o più Comuni contigui, la legge regionale che istituisce il nuovo Comune dispone che alle comunità di origine, o ad alcune di esse, siano assicurate adeguate forme di partecipazione e di decentramento dei servizi, nonché l’erogazione di appositi contributi finanziari. Il progetto di fusione coinvolge i Comuni di Spera, Strigno e Villa Agnedo.

Perché l'idea della fusione?

SERVIZI DI QUALITA'. I dipendenti dei Comuni, soprattutto in quelli più piccoli, lavorano da soli e affrontano ogni giorno norme e problemi sempre più complessi. Un’organizzazione adeguata consente maggiore specializzazione e risposte tempestive ai bisogni dei cittadini. La rete informatica e uno sportello per cittadini e imprese in ogni municipio sono le basi per rispondere a tutte le esigenze. Un Comune bene organizzato alza la qualità dei servizi, la trasparenza e l’imparzialità dei provvedimenti.
VISIONE UNITARIA. Superare rivalità e campanilismi permette di coltivare una visione d’insieme delle risorse, delle potenzialità, delle strategie di sviluppo, degli investimenti. Strumenti di programmazione unitari consentono di intervenire sui bisogni reali dei cittadini evitando duplicazioni e spese di gestione inutili. 
PESO POLITICO. La capacità di rappresentare il territorio e di interloquire alla pari con Provincia e Comunità passa inevitabilmente dalle dimensioni del Comune, anche considerando che la nuova Comunità sarà rappresentata in base alla consistenza demografica dei Comuni e deciderà la programmazione e il finanziamento delle opere pubbliche.
COSTI. Minori costi per gli amministratori (circa 25.000 Euro/anno) e per il personale, dovuti anche ai blocchi imposti dalla Provincia, ma senza la necessità di ridurre i servizi (da una prima stima di massima oltre 100.000 Euro/anno sul personale). Ulteriori risparmi “di scala” nel settore dell’informatica, nelle consulenze esterne, nelle forniture dei materiali di consumo, nella manutenzione degli edifici e degli impianti e nella razionalizzazione delle modalità di gestione dei servizi pubblici.
INCENTIVI. La Regione e la Provincia riconoscono forti incentivi ai Comuni che si fondono nel corso del 2015, incentivi non confermati per le fusioni successive. Da parte regionale viene confermato il contributo ventennale di parte corrente e per investimenti (pari all’importo massimo di circa 4,7 milioni di Euro); da parte provinciale è garantito il blocco dei tagli al fondo perequativo per i prossimi tre anni, a differenza degli altri Comuni.
ALTERNATIVE NON ADEGUATE. L’alternativa alla fusione sono le gestioni associate obbligatorie su un tetto demografico complessivamente superiore ai 5.000 abitanti e per tutti i servizi comunali. Si tratta di una soluzione “ponte” verso la fusione, di difficile organizzazione e dagli esiti qualitativi ed economici incerti. Nel nostro caso, per raggiungere i 5.000 abitanti sarebbe necessario attivarle con Bieno, Samone, Ivano Fracena e il Tesino, oppure con Bieno, Samone, Ivano Fracena e Scurelle.

IL REFERENDUM

Quando è previsto il voto referendario sulla fusione?

Per i Comuni che hanno deliberato la richiesta di indizione del referendum entro il 10 marzo 2015, la Regione ha fissato la data dello stesso per il 7 giugno 2015.

È sufficiente la Delibera dei Consigli comunali per avviare il processo di fusione?

NO: la Legge Regionale n. 11 del 9 dicembre 2014 impone ai Comuni che vogliano proporre la fusione prima della scadenza delle attuali amministrazioni, oltre alla deliberazione favorevole dei Consigli, la raccolta di un numero di firme pari al 15% degli elettori del rispettivo Comune.

Perché si fa il referendum?

La scelta di far nascere il nuovo comune al posto dei tre enti attuali rappresenta una decisione molto importante e – di fatto – non più reversibile: per questo sull’unificazione devono essere concordi non solo i Consigli comunali, ma anche la maggioranza degli elettori.

Quali sono le condizioni per la validità del referendum?

Affinché il referendum sia valido è necessario che:

  • voti almeno il 40% degli elettori, non computando tra questi i cittadini iscritti all'anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE);
  • il SI al progetto di fusione ottenga la maggioranza più uno dei voti validi.

Che succede se le condizioni di validità venissero a mancare in un Comune?

Se anche solo in uno dei Comuni interessati alla fusione non si superasse il referendum, il progetto di fusione viene abbandonato e rimangono in vita i Comuni attuali. In questo caso i cittadini saranno chiamati a eleggere i Consigli comunali ed i Sindaci dei tre Comuni in una domenica compresa tra il primo novembre e il 15 dicembre 2015.

Cosa accadrà in caso di esito positivo del referendum in tutti tre i Comuni?

In questo caso, il Consiglio della Regione Trentino – Alto Adige Südtirol approverà – nell'autunno 2015 - un’apposita legge per la costituzione del nuovo Comune.

IL NUOVO COMUNE

Come si chiamerà il nuovo Comune?

Il nuovo Comune si chiamerà Castel Ivano.

Dove sarà il capoluogo e la sede del nuovo Comune?

Sede e capoluogo del nuovo Comune sarà a Strigno.

Quando entrerà in funzione il Comune unico?

Il Comune nascerà ed inizierà ad operare dal 1 gennaio 2016.

Cosa succederà nel periodo intercorrente tra il referendum (maggio-luglio 2015) e l’avvio del nuovo Comune (01.01.2016)?

Sino al 31 dicembre 2015 resteranno in carica gli attuali amministratori comunali; in questo periodo, oltre a gestire le normali attività di competenza dei singoli Comuni, si dovrà lavorare per predisporre quanto necessario per l’avvio del nuovo Comune – stesura del primo Statuto, formazione del personale, definizione della nuova struttura organizzativa, predisposizione degli uffici, etc. –.

Quando si andrà a votare per nominare gli amministratori del Comune unico?

Le elezioni del Sindaco e dei consiglieri comunali del nuovo Comune si terranno nella primavera (maggio, presumibilmente) del 2016.

Chi guiderà il Comune dal 1 gennaio 2016 fino alla nomina del nuovo Sindaco e del nuovo Consiglio comunale?

La Giunta provinciale di Trento nominerà un Commissario straordinario, con il compito di gestire il Comune unico in questa breve fase di transizione. Il Commissario, per i pochi mesi nei quali reggerà il Comune, sarà coadiuvato da un comitato consultivo formato dagli ex Sindaci dei tre Comuni. Tale compito sarà svolto gratuitamente.

Tutti i Comuni saranno rappresentati nel nuovo Consiglio comunale?

La legge regionale potrà prevedere espressamente che tutti i tre Comuni dovranno essere rappresentati – da almeno un consigliere - nel primo Consiglio comunale che verrà eletto dopo l’unificazione. Per le elezioni successive tale garanzia non può essere prevista.

I CITTADINI

Dove andranno a chiedere certificati e informazioni i cittadini, specialmente gli anziani?

Niente cambierà per i cittadini, che potranno continuare a rivolgersi agli stessi uffici oggi esistenti, in quanto in tutti i comuni sarà mantenuto uno sportello in grado di fornire ogni risposta. Per le pratiche specialistiche verrà impostata un’organizzazione che garantisca comunque un’ampia fruibilità di accesso da parte dei cittadini e verranno privilegiate soluzioni informatiche che consentano, dove possibile, di ottenere quanto di interesse direttamente da casa via internet.

Con la nascita del comune unico sarà necessario aggiornare i documenti (carta d’identità, passaporto, patente, porto d’armi, ecc.)?

Carta d’identità e passaporto non andranno rifatti: mantengono la validità fino alla naturale scadenza. Gli uffici comunali provvederanno invece direttamente all’aggiornamento di tutti i dati necessari per i rapporti con gli altri enti pubblici: Motorizzazione, INPS, Azienda Sanitaria, Agenzia delle Entrate, ecc. Nessun adempimento e nessuna spesa saranno a carico dei cittadini.

E per le imprese?

Nei documenti di cittadini e imprese resta valida, fino alla scadenza naturale, l’indicazione della residenza con riferimento ai Comuni dichiarati estinti.

Sarà necessario modificare il CAP?

Il CAP dei tre Comuni è già unico (38059). Comunque la legge prevede che possa essere mantenuti anche eventuali CAP differenti.

Cosa accadrà nel caso di vie con lo stesso nome nei diversi comuni?

Gli uffici provvederanno a individuare i casi di omonimia nei tre comuni. Da una prima ricognizione le situazioni paiono essere limitate. Anche in questo caso alle eventuali modifiche dei documenti che si dovessero rendere necessarie provvederanno direttamente gli uffici comunali, senza alcuna spesa a carico dei cittadini.

I VANTAGGI ECONOMICI

A quanto ammontano i contributi regionali ai quali il nuovo comune avrà diritto?

Sulla base della disciplina attualmente vigente il contributo per la fusione ammonterà a un massimo di 4.698.830 euro, ci cui 4.500 per le spese di redazione del progetto di fusione, 201.000 per contributo straordinario una tantum per investimenti, 3.848.000 in parte corrente (in 20 anni e con importi definiti sulla base degli indicatori di bilancio) e 641.330 per gli investimenti (in 10 anni).

Di quali altri vantaggi amministrativi o finanziari potrà godere il comune unico?

Per stimolare processi di fusione quale quello avviato dai comuni di Spera, Strigno e Villa Agnedo, la Provincia, d’intesa con il Consiglio delle autonomie locali, intende introdurre meccanismi di deroga per il patto di stabilità e stabilizzare, in controtendenza con quanto avviene per gli altri comuni, i trasferimenti dal bilancio provinciale. Si tratta di misure importanti che permetteranno al nuovo comune di confermare il livello dei servizi già erogati ai cittadini e, in certi casi, di migliorarlo ulteriormente.Il comune unico, nascendo da un processo di fusione, potrà inoltre beneficiare della deroga prevista dalla Legge Provinciale 3/2006 rispetto agli obblighi di gestione associata delle proprie funzioni con altri comuni fino alla soglia minima di 5.000 abitanti.

Quanto si risparmierà avendo un’unica amministrazione invece di tre?

Possono essere stimati i risparmi di spesa derivanti dalla fusione per quanto riguarda il personale e gli amministratori. Con riferimento al personale è attesa già a partire dal primo anno una minore spesa nell’ordine dei 100.000 euro annui. Nel caso degli amministratori comunali la spesa per indennità di carica e gettoni di presenza sarà ridotta di circa 22.000 euro annui. Ulteriori risparmi di spesa deriveranno dalle economie di scala generate dal comune unico (fornitori unitari, potere contrattuale maggiore, minore ricorso a consulenze e a incarichi di progettazione esterni).

LE ASSOCIAZIONI

Anche  i tre corpi dei Vigili del Fuoco volontari dovranno essere fusi?

La fusione non andrà in alcun modo a incidere sull’attuale articolazione. Rimarranno quindi gli attuali corpi di Spera, Strigno e Villa Agnedo. Il Comandante di ciascun corpo parteciperà ai lavori della futura commissione edilizia del comune unico per le pratiche riferite al territorio di propria competenza.

Come inciderà la fusione sulle associazioni?

Solo in termini positivi: il disporre di un unico interlocutore potrà semplificare il rapporto e favorire una valutazione delle istanze espresse dal mondo del volontariato a prescindere dai ristretti confini amministrativi attuali.

Cosa succederà ai diritti di uso civico?

I diritti di uso civico sono disciplinati da speciali norme provinciali, che non vengono in alcun modo modificate dalla fusione. In ogni caso il bilancio del nuovo comune dovrà dare conto di come vengo spese le risorse derivanti dalla gestione dei beni di uso civico in ciascuno dei tre ex comuni.

La fusione avrà conseguenze per la caccia?

No: le regole attuali sulla caccia non vengono toccate dalla fusione. La caccia è disciplinata dalla L.P. n. 24/1991, che rinvia, per l’elenco delle riserve di caccia di diritto, alla legge regionale 7 settembre 1964 n. 30. L’attuale articolazione delle riserve di caccia non viene quindi minimamente messa in discussione.

Giovedì, 16 Ottobre 2014 - Ultima modifica: Martedì, 26 Maggio 2015